Colloqui sul nucleare a Roma: al centro i dubbi dell'Iran e la minaccia di Trump!
Negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran a Roma il 18 aprile 2025: sfiducia e sfide diplomatiche caratterizzano i colloqui.
Colloqui sul nucleare a Roma: al centro i dubbi dell'Iran e la minaccia di Trump!
Gli attuali negoziati sul nucleare tra Stati Uniti e Iran si svolgeranno a Roma il 18 aprile 2025. Questi colloqui, mediati dall'Oman, mirano a raggiungere un nuovo accordo sul programma nucleare dell'Iran. Data la tesa situazione geopolitica, i paesi occidentali accusano l’Iran di sviluppare segretamente armi nucleari, cosa che Teheran nega con veemenza. I negoziati fanno seguito a una serie di tensioni politiche dopo che gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo nucleare internazionale (Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA)) nel 2018 sotto l’amministrazione di Donald Trump.
Trump ha messo in guardia in passato sulle conseguenze militari se questi negoziati fallissero. Dopo il primo round di colloqui a Muscat, entrambe le parti hanno definito le discussioni "costruttive", ma l'Iran ha espresso "seri dubbi" sulle intenzioni di Washington. Nell'ambito dei colloqui, Washington chiede il ritorno all'arricchimento dell'uranio fino a un massimo del 3,67% e un ampio permesso di accesso per gli ispettori internazionali.
Fiducia e insicurezze
L'Iran, d'altro canto, insiste sul proprio diritto all'uso pacifico dell'energia nucleare e rifiuta il completo abbandono dell'arricchimento dell'uranio. In mezzo a queste tensioni, Teheran chiede anche garanzie che gli Stati Uniti non si ritireranno nuovamente unilateralmente da un nuovo accordo. Gli osservatori internazionali sono scettici sulle prospettive di successo di questi negoziati, con la sfiducia reciproca che cresce a causa delle sanzioni statunitensi e delle minacce di Trump. Gli esperti di sicurezza regionali sottolineano che senza misure di rafforzamento della fiducia ci sono poche possibilità di una svolta duratura.
Un ricco contesto per i colloqui sul nucleare emerge quando si considera la storia dell’accordo nucleare. Il successo diplomatico di Vienna nel luglio 2015 è il risultato di dodici anni di negoziati in cui l’Iran si è impegnato a ridurre significativamente le proprie attività nucleari. Ciò è avvenuto in cambio di una graduale revoca delle sanzioni economiche da parte di Nazioni Unite, UE e Stati Uniti. Nonostante questo contratto sia formalmente valido fino all’ottobre 2025, gli sviluppi attuali hanno nuovamente complicato la situazione.
Sviluppi e sfide attuali
Dopo che gli Stati Uniti si sono ritirati dall’accordo, l’Iran ha iniziato ad arricchire l’uranio oltre i livelli consentiti, limitando al tempo stesso i controlli da parte dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Rapporti recenti mostrano che l’Iran ha aumentato significativamente il suo arricchimento portandolo al 60%. Secondo un rapporto dell'AIEA, all'inizio di febbraio, l'Iran aveva quasi 275 kg di uranio arricchito al 60%, un aumento drammatico. Queste quantità, se arricchite al 90%, potrebbero teoricamente essere sufficienti per produrre un’arma nucleare.
Oltre agli aspetti tecnici, la situazione economica in Iran è preoccupante. La valuta iraniana, il rial, ha perso valore ed è al minimo storico. Questa grave crisi finanziaria ed economica grava sul Paese e crea un dilemma al governo iraniano: mentre deve affrontare un rifiuto ideologico dei negoziati con gli Stati Uniti, deve allo stesso tempo tenere d’occhio la realtà economica.
In conclusione, i prossimi negoziati sono cruciali sia per gli Stati Uniti che per l’Iran. Le tensioni politiche e militari nella regione sono elevate e, sebbene l’Iran sia in trattative sia con gli stati occidentali che con Russia e Cina, resta da vedere fino a che punto entrambe le parti siano disposte a fare concessioni e a trovare un percorso reciprocamente accettabile.
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